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Segnalo una… matta esperienza: Where The Hell Is Matt. Ultimamente sono usciti dei dubbi sulla sua “autenticità” – in questo video – ma studiato un attimo il caso appare chiaro che Matt è reale (Wikipedia), e che il suo intervento è pura satira destinata ai detrattori. Nel suo intervento, tra l’altro, c’è questa specie di easter egg – tipico segnale da game developer – che, secondo me, chiarisce ogni eventuale dubbio. Comunque sia, resta che:

  • Dancing 2008 è stato visto più di 16 milioni di volte. Lo ripubblico sotto
  • Lo sponsor dell’iniziativa, Stride Gum, divisione della Cadbury Global, sembra essere ben reale e contento di come è andata
  • L’idea non è nuova: un successo simile l’ha avuto l’italiano Giorgio Bettinelli con la serie “In vespa”. Link su Rizzoli perché su Feltrinelli.it non si trova mai niente. Bettinelli l’ha fatto in analogico, Harding in digitale.

WTHIM è chiaramente un “fenomeno” che merita attenzione. O, meglio, che attira attenzione e tempo, e in questo assorbe parte della nostra “dieta mediatica”. E poi, insomma, le motivazioni per cui la NASA ha scelto Matt per una “Astronomy Picture Of The Day” – nonostante, come dice nel video, non sia astronomia né tantomeno una foto :) – mi sembrano bellissime…

(quasi un crosspost con Infoservi.it)

Ho già pubblicato in questo post una riflessione su LonelyGirl15, che non esito a definire “primo serial per la Rete”. Sempre in quell’articolo trovate diversi link che permettono di ricostruirne la storia e il percorso di progettazione del format. Un caso di indubbio successo di “media per il terzo schermo”. Qua sotto propongo il primo video.

Questo è uno dei casi di studio del corso. Andrea è un giovane videomaker e ha realizzato Arrakis, “documentario poetico e sociale, evoluzione di una tesi di laurea triennale in linguaggi di media”. L’ha presentato solo sui blog, ed è finito nei festival internazionali. Leggi la storia.

Ask A NinjiaSe oggi capita di incontrare gente vestita da ninja niente paura. E’ la giornata mondiale di Ask A Ninja. Spiega bene Laughing Squid:

“The International Day of the Ninja is an ancient celebration of deadliness and sneakiness. It is the only day in which ninjas appear in plain sight and don’t kill everyone that crosses their path. On Wednesday, December 5th, people of all skill levels are encouraged to dress as ninjas, engage in ninja-related activities, and tell people about their amazing and awesome ninja missions”.

(Se vi foste persi qualcosa, niente paura: Ask A Ninja è stato negli anni scorsi uno dei serial video di maggior successo su YouTube, insieme a LonelyGirl, Geriatric etc. Una di quelle cose che prima chiamavo “Best Content” e ora ho rinominato “Tales of the Tail“).

(crosspost da Infoservi.it)

Lonelygirl15 L’evento più curioso che mi è capitato quantomeno durante gli esami, se non durante il corso, è stato quando una studentessa (soooorry nn ricordo il nome e ho perso gli appunti, as usual :) mi ha detto che secondo lei l’ipertestualità è un problema per la narrazione. Sì, be’, certo, ok in ottica generale, ma qui ragionavamo su nuove possibilità.

Il punto di vista è importante, validissimo, e merita riflessioni. La mia risposta è stata che però qualche idea a riguardo, nel Web 2.0, c’è. La prima è la navigazione “orizzontale” che sempre si sviluppa su quei siti, per Related (e tag) o per User. La seconda è che proprio Lonelygirl15 però potrebbe essere considerato come esempio di serial (prendiamo in prestito questo termine televisivo) video ipertestuale. Ha un suo sviluppo e una sua storia, ma è stato pensato per vivere e diffondersi in Rete. Entrando più o meno da qualsiasi episodio, è possibile ricostruirne la storia, come e meglio di quanto accade con le stagioni di un telefilm. In ogni caso, ogni video è autonomo.

Non sono uno specialista di tv, anzi chiedo aiuto per un eventuale confronto. Lo ritengo però un milestone tra i format specifici per la Rete.

Un po’ di link: i soliti canale YouTube, sito istituzionale e primo video. Più interessante la pagina su Wikipedia, ma quelle veramente importanti sono sul wiki proprio di Lonelygirl15: a questo indirizzo si trova tutto il materiale possibile e immaginabile sul format, anche dal punto di vista tecnico. Da non perdere.

La storia di Wired si trova a questa pagina. Io di Lonelygirl avevo già parlato in altre occasioni.

Uno dei primi esercizi in ambito video è quello dello stop motion. A questo indirizzo trovate quanto fatto dai ragazzi dei licei per la Naba Summer School 2008. Quello che incastro qua sotto, invece è il lavoro fotografico sviluppato per 2356 giorni da Noah Kalina. Pubblicato nel 2006, sta raggiungendo le 10 milioni di views.

Punto di partenza, ovviamente, i media. Linguaggi, tecniche, forme, storia, contesti, eccetera, sono oggetto specifico della scuola di Media Design, in Naba. Strettamente intrecciato è il tema della narrazione che con quei media si svuole sviluppare. I contenuti e le storie che si vogliono raccontare e condividere.

Impossibile, specie nello scenario polimediale in cui ci muoviamo oggi, poterli districare. Nello stesso tempo, è essenziale, e altrettanto ovvio, apprendere e saper sfruttare al meglio le specificità dei diversi mezzi – parlando di video, per esempio, pensiamo a cinema vs. televisione.

Ecco: questi sono “i primi due schermi” che usiamo come riferimento nel concepire nuovi contenuti, e nel fruirne. Convivono allegramente, e continueranno a farlo, con la carta per chine e acquarelli o per i libri, da una parte, e dall’altra con le nuove esplorazioni artistiche che mischiano diversi linguaggi visuali e forme sonore con performance, interazione ambientale, tecnologie, e così via.

In tutto questo, è essenziale prendere possesso anche delle qualità peculiari del “terzo schermo”: quello del computer. Che, da quando è connesso stabilmente in Rete, non è più solo strumento tecnico di produzione, bensì canale preponderante per la diffusione e la fruizione dei media.

I video di YouTube raccolgono miliardi di minuti di visione. Gli stream fotografici che passano in Flickr e similari stravolgono la logica tradizionale del progetto fotografico. La fruizione “fluida” della musica che possiamo avere tramite Last.fm, senza più neanche le playlist che possiamo archiviare come momento di passaggio, cambia le nostre abitudini di ascolto.

Il tutto, ovviamente, a confronto con la produzione sterminata delle centinaia di milioni di utenti che, in ogni parte del mondo e in questo stesso momento, si stanno mettendo alla prova, o semplicemente si divertono a partecipare. Internet, da questo punto di vista, è uno strumento “piatto”, che mette alla pari qualsiasi proposta: possiamo trovare, uno di fianco all’altro, un film autorale di grande ricerca e un video amatoriale, un contenuto proveniente dalla fonte più nota (let’s say, Hollywood) con uno della periferia del Paese più lontano che si possa immaginare. E in quel contesto non saranno i criteri di autorevolezza a prevalere, bensì il contenuto stesso, e il gradimento che ha avuto presso il pubblico Internet. Lo stesso pubblico internazionale a cui possiamo pensare di poterci rivolgere.

Il nuovo Web, detto Web 2.0, offrendo una piattaforma aperta facilita così la partecipazione collettiva e l’emersione dei talenti. E nello stesso tempo trasforma i media stessi, perché questi ambienti stanno sfornando nuovi format specifici del mezzo – non poteva essere altrimenti.

E’ di questi argomenti che parliamo nel corso su Web 2.0 e Participatory Media, modulo che, nella stagione 2008/2009, apparterrà alla cattedra di Tecniche dei Nuovi Media Integrati. Con un accenno, inoltre, alle prospettive derivanti da un “quarto” schermo: quello del telefonino.