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Lunedì 18 maggio, presso l’Aula Magna dello IED, ho avuto modo di partecipare alla conferenza “L’animazione Giapponese”, tenuta dal Professor Takamasa Sakurai, docente e preside di Facoltà alla Digital Hollywood University di Tokyo. Ospite per l’occasione, il Console Generale del Giappone a Milano, Dott. Azuma Hiroshi, che ha introdotto l’evento parlando dell'”Anno del Giappone a Milano” promosso insieme al Comune di Milano, facendo una panoramica delle attività svolte fino ad ora e le prossime nei mesi a venire, finalizzate ad un sempre migliore scambio culturale fra Giappone e Italia.

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E’ stato un evento molto interessante, data l’importanza di un esperto del settore dell’animazione giapponese come Takamasa Sakurai. Un viaggio molto divertente all’interno del mondo degli anime, affrontato con vivacità e partecipazione da parte di un pubblico molto interessato all’argomento.

Si è cominciato con un’analisi di mercato, con conferma del dato che l’Italia resta uno dei Paesi maggiormente fruitori di anime e manga, insieme a Francia, Spagna e Germania per quanto riguarda l’Europa. In aumento l’interesse anche negli Stati Uniti, Paese tradizionalmente più chiuso alle produzioni straniere. Si parla di dati legati anche al settore della vendita di dvd e fumetti e non solo alla trasmissione televisiva, la quale anche in Italia ha subito un forte ridimensionamento rispetto gli anni ’80 e ’90. Oltre alla diffusione dei contenuti, in costante aumento anche il numero degli eventi organizzati da tutti i fan delle serie che raggiungono in alcuni casi partecipazioni che contano alcune migliaia di persone. In particolare va segnalato il successo del cosplay. Questo sito per darvi un’idea della dimensione del fenomeno: Cosplay.com.

Per quanto riguarda le serie di maggior successo a livello internazionale, allo stato attuale nel panorama televisivo la classifica è la seguente: One Piece, Inuyasha, Naruto, Bleach e Full Metal Alchemist (ho linkato i primi risultati di ricerca di Google di siti italiani, -esclusa Wikipedia-). Nel settore cinematografico invece il maggior successo va attribuito ad Akira e Ghost in The Shell.

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Dopo alcuni divertenti scambi di battute fra Takamasa Sakurai e i ragazzi del pubblico su quali fossero i personaggi o le serie preferite, si è arrivati alla domanda fondamentale: Perchè il sostegno agli anime da parte dei giovani di tutto il mondo?. Sono stati concessi 5 minuti di pausa per riflettere sulle risposte da dare, ma a giudicare dal vociferare concitato scatenatosi in aula sarebbero bastati 5 secondi. Da una prima risposta di un ragazzo che ha esclamato “Per la bellezza delle protagoniste!” (ok, era una battuta, ma non si può comunque dargli torto!), si è passati a varie risposte che concordavano tutte su quella che poi è stata la riflessione conclusiva di Sakurai (cerco di riassumere al meglio): certamente è importantissimo il fatto che gli anime non hanno età. O, meglio, sono fruibili a tutte le età per il modo in cui vengono trattati i contenuti (e qui entra in gioco una fondamentale differenza culturale tra Giappone e altri Paesi del mondo, ovvero che l’animazione, i cartoni animati, non è considerata un prodotto unicamente per bambini, ma ha la stessa rilevanza di tutte le forme audiovisive rivolte ad ogni età). Quindi la molteplicità di letture e fruizioni possibili da parte di pubblici di generazioni diverse. Inoltre (e strettamente connesso a quanto detto sopra) va sottolineato il lavoro di sviluppo dei personaggi che viene fatto con estrema cura, tale da definirli psicologicamente così bene da far sì che sia inevitabile l’immedesimazione da parte degli spettatori. Questa resa porta a provare quello che col tempo diventa vero e proprio affetto nei confronti dei protagonisti, anche perchè le loro avventure fanno riferimento all’immaginario giovanile e i protagonisti hanno sempre dei problemi personali, dei conflitti interiori, coi quali devono confrontarsi durante le loro storie e affrontarli per poterli superare. Inoltre c’è un approccio molto sincero alle cose, ad esempio nei confini fra i “buoni” e i “cattivi”, che non sono mai netti, ma anzi si sottolineano molto le sfumature che ci sono in ogni tipo di personalità. Tutto riporta a una dimensione del quotidiano simile alla vita reale, quindi molto vicina a noi stessi, ulteriore motivo di immedesimazione nei personaggi e nei loro conflitti, al di là di quale sia il loro mondo narrativo (lo spazio, un paesino di montagna o una grande metropoli).

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Questa analisi aiuta a capire il successo degli anime in tutto il mondo e non solo in Giappone. E’ importante anche a fronte del fatto che i cartoni giapponesi (lo stesso vale per i manga) portano con sè, sia nell’estetica che nei contenuti, i tratti fondamentali della cultura del Giappone. E nonostante ciò riescono a catturare e appassionare milioni di giovani (e adulti) in tutto il mondo, in culture nettamente differenti. Ciò significa che le risposte date sopra sono veramente convincenti a fronte di questi dati. Va sottolineato che in Giappone vengono prodotte serie in due modi differenti per quanto riguarda lo sviluppo narrativo dei contenuti: 1) a forte carattere giapponese, 2) a carattere più internazionale. Resta comunque evidente come anche le opere a carattere internazionale portino sempre con sè delle caratteristiche culturali indistinguibili, cosa che (a mio modesto parere) da’ ulteriore valore alla loro qualità (di concept prima, e sviluppo poi) e rende ancor più interessante la loro diffusione.

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La conferenza è proseguita poi con una panoramica generale sul sistema di produzione di una animazione, dal concept alle varie fasi di lavorazione. Interessanti i dati sulla produzione di una puntata della durata di 20 minuti: occorre un team di circa 300 persone per un costo medio di 66 mila euro. Data la domanda sempre crescente di nuove produzioni, per abbattere i costi anche il Giappone ha allacciato collaborazioni con studi in sede in Cina, Korea, Thailandia… per le fasi di lavorazione intermedie. Questo perchè se da un lato gli anime da sempre hanno sfruttato le innovazioni tecnologiche, dai primi computer alla più recente CG (computer graphics), dall’altro resta imprescindibile la caratteristica del disegno a mano delle animazioni. Motivo per cui le fasi più importanti della lavorazione continuano ad essere fatte in casa nipponica e la precedenza viene data a questa qualità piuttosto che all’abbassamento dei costi (per fortuna, direi!).

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E proprio sulla CG si è spesa l’ultima parte della conferenza, con l’analisi delle sue potenzialità, di come dia l’opportunità a tutti di esprimersi con pochi mezzi e potersi facilmente gettare sul mercato per farsi notare. Dopo aver mostrato il proprio “Fairlife“, ha mostrato un paio di altri lavori in CG per dimostrare cosa si può riuscire a fare anche da soli. Guardate questo: “La voce delle stelle“, di Shinkai Makoto. Sì, ha fatto davvero tutto da solo. Ok, questo è possibile solo per un giapponese (!!!) ma il messaggio è chiaro: anche in piccoli team, con mezzi ridotti (un computer, carta e matita) e tanta buona volontà, si può riuscire a fare davvero di tutto. Volontà, a mio avviso, è la parola chiave.

A chi, infine, chiedeva quale futuro e quali opportunità per tutti quegli italiani che amano questo mondo e non vorrebbero esserne sempre e solo spettatori, la risposta più o meno indiretta è stata di dare appunto un’occhiata ai lavori di cui sopra e tentare di farsi notare seguendo quella direzione.

Per concludere, Sakurai ha preso il suo cellulare e lo ha avvicinato al microfono, annunciando una sorpresa per tutti. E la voce registrata del doppiatore originale del Detective Conan ha salutato tutti i presenti (in giapponese) e invitato la platea a posare per una foto di gruppo. Un divertente saluto per quella che è stata una conferenza davvero brillante.

fabio

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